behance

domenica 22 aprile 2012

Pochi giorni fa ho letto 2 articoli che mi hanno fatto pensare, uno sul web, l'altro in una rivista.
Il primo faceva una riflessione sul lavoro dell'illustratore: spesso, mentre si lavora ad un progetto, il progetto stesso ci viene a noia, ci si stufa e si tende ad abbandonarlo per fare altro.
Fare (minimo) 12 tavole coerenti, in effetti, non è cosa da poco! Considerando, inoltre, che si lavora molto soli.
L'altro articolo, invece, parlava di tutt'altro: raccontava di come certi personaggi, oggi famosissimi, avessero fallito clamorosamente prima di raggiungere il successo, ciascuno nel proprio ambito.

Ora, personalmente, è dalla seconda superiore che voglio fare illustrazione: quando l'ho scoperta ho capito all'istante che era fatta per me e per tutti i 5 anni ho marciato pensando a questo.
Ottenuto il diploma però mi sono trovata nel vuoto: come si fa a fare l'illustratrice?
Allora mi sono iscritta all'università, ad un corso che "accultura" ma che in concreto non insegna niente.
Intanto ci penso, mi sono detta.
Per me è stato un inferno, una crisi personale e una delusione (umana e formativa) che mai avevo provato: io che, sebbene giovanissima, avevo sempre fatto scelte miratissime, puntando ad obiettivi chiari come l'aria senza mai pentirmi, avevo decisamente cannato!
Sono andata avanti perchè mi dicevano "ma dai che sei brava", "se molli cosa fai?" e simili.
Ma l'illustrazione?
Non riuscivo più a fare niente: dovevo prendere appunti, studiare, rendere!
Nel panico più totale mi sono iscritta, per il rotto della cuffia, ad un corso di illustrazione nella mia città.
Lo avevo scoperto un pomeriggio su internet, era tenuto da una sconosciuta presso la sede di un'associazione mai sentita: provo, mi sono detta, al massimo avrò buttato dei soldi... peggio di così...
Mi ha cambiato la vita.
Per le cose che ho imparato e per le persone che ho incontrato.
Sentivo che "era possibile".
Con l'università ho continuato, facendo una fatica BESTIALE e sentendomi SEMPRE inadeguata.
Puntualmente però arrivavo alle fiere con le cose fatte a metà, senza progetti e con tavole poco mature.
Non contattavo gli editori perchè non mi sentivo pronta e quindi non mi esponevo.
Ogni volta sentivo di non aver "fatto abbastanza", di non essermi impegnata.
Mi pareva di perdere occasioni perchè, molto semplicemente, non ero preparata ma oggettivamene non ce la facevo!
Non ho tempo, pensavo.
Investivo energie in una cosa che proprio non sentivo mia e che mi era insopportabile con il risultato di trascurare ciò che mi interessava veramente.
Intanto gente anche meno brava di me iniziava ad ottenere i primi risultati, semplicemente perchè aveva l'atteggiamento giusto.
Ad un certo punto mi sono detta basta: ho aperto un blog dove metto le mie immagini, mando raffiche di mail, cerco contatti.
E ora che ho cominciato seriamente a farmi vedere, 2 scrittrici francesi mi hanno affidato dei loro racconti, splendidi, da illustrare.
Hanno gentilmente investito su di me così come io avrei dovuto, prima, investire su me stessa.
Considero l'università il mio fallimento ma ora sono brava, sono professionale, merito di fare l'illustratrice.

lunedì 16 aprile 2012

La vieille Madame



Ho prodotto 2 nuove tavole per la storia della nonnina, gli esperimenti precedenti non avevano riscontrato successo...


Pregherei l'utenza di illuminarmi: è migliore la nonnina delle tavole sopra o quella della tavola con gli alberi verdi (sotto)?
I colori di quest'ultima non erano stati apprezzati (poco carichi...).
Ho cercato quindi di farli più vivi ma non troppo perchè poi si scopre un giardino segreto e vorrei creare un'esplosione cromatica in quel momento.
Comunque non le rifaccio, troppo scocciamento.

domenica 8 aprile 2012

Mi ha molto stancato la gente che pensa che l'illustrazione sia un disegnino sdolcinato che decora una pagina con un pezzo di testo.
L'illustrazione vera, ben fatta e molto pensata, è un testo nel testo, va "letta" e interpretata tanto quanto le parole.
Chi apre un libro illustrato (di quelli veri!) dovrebbe farci la cortesia di osservare ATTENTAMENTE le immagini, dovrebbe considerare il prodotto libro SEMPRE nel suo insieme (testo, illustrazioni, risguardi, copertina...).
Un libro non è semplicemente un testo... è più un profumo, un sapore, una sensazione che nascono dall'incrocio di diversi elementi.
L'illustrazione pone dei limiti: un formato, il conto delle pagine... e c'è chi pensa che, invece, l'espressione artistica dovrebbe essere libera, senza vincoli, altrimenti "l'artista" non può esprimersi appieno.
Vedete, cari artisti, è proprio questo il punto, secondo me: un'immagine creata da questo presupposto è un'immagine fine a se stessa, che non dice nulla, fatta per assecondare il proprio ego.
E' il limite che crea la vera ispirazione.

martedì 3 aprile 2012

Ho scoperto da pochissimo un blog, Roba da disegnatori: lo trovo in generale ben fatto :) ma ho trovato interessantissimo l'ultimo post dedicato a Davide Calì: leggetelo, le sue considerazioni sono molto vere, concrete e intelligenti.
Le condivido appieno...